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Lettere agli studenti

Dell’accademia spirituale di Mosca

 

Dovrei scrivere veramente tanto per rispondere alla tua lettera; scriverò le cose più importanti. La saggezza di Dio è così grande, che il Signore converte anche il male nel bene per l’uomo. Questo pensiero è stato rivelato da molti santi Padri. Il fatto è questo. L’uomo può salvarsi tramite la fede e l’osservazione di tutti i comandamenti. Il loro compimento cambia la psiche (l’anima) dell’uomo, lo rinnova, fa diventare l’uomo nuovo a immagine di Dio, o meglio – a immagine del Salvatore Gesù Cristo.

La caratteristica più importante dell’uomo “nuovo” è l’umiltà (imparate da Me, che sono mite e umile), senza la quale anche l’osservazione di tutti i comandamenti non solo non avvicina l’uomo a Dio, ma lo fa diventare nemico di Dio, poiché se non ci sarà l’umiltà, allora sicuramente ci sarà l’orgoglio. Io suppongo che proprio a questa caratteristica dell’anima, è particolarmente applicabile il pensiero del Vangelo, che satana, essendo stato cacciato, si aggira per luoghi deserti, e poi, avendo visto che la casa è spazzata, adornata, ma non occupata, prende altri sette spiriti, peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora, e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima.

Il venerabile Macario il Grande spiega il rapporto dell’umiltà verso le altre virtù con una parabola su un lussuoso pranzo, organizzato per il re e i nobili. Ma visto che il tutto è stato preparato senza il sale (cioè l’umiltà), allora invece che alla gratitudine l’organizzatore del pranzo si è solo esposto alla collera del re. E così, senza l’umiltà sono vane le virtù dell’uomo. Senza di lei, cioè l’umiltà, nell’anima entrerà l’orgoglio, con lui i sette demoni, cioè tutte le passioni. Con l’attenzione di sé stesso, con la costante lotta contro il peccato, all’uomo diventerà chiaro, quanto profondamente lui è rovinato e come tutta l’essenza dell’uomo è permeata dall’orgoglio. Vincere qualsiasi opinione su di sé, la propria vanità, il proprio orgoglio – è equivalente a vincere tutti i peccati.

E così, risulta, che anche le cadute nel peccato dell’uomo possono aiutarlo nell’acquisizione dell’umiltà, ma solo se l’uomo non incolperà niente e nessuno per le sue cadute, ma accuserà sé stesso, il che è del tutto giusto. L’uomo stesso è colpevole in tutto, le circostanze e il diavolo contribuiscono solo ai suoi peccati, seducono, ma la decisione definitiva appartiene all’uomo, e quindi lui è responsabile di tutto. Questo lo confermano anche i rimorsi della coscienza dopo il compimento del peccato.

Lottando contro il peccato, che vive dentro noi, e cadendo continuamente in quei o quegli altri peccati, l’uomo tramite la propria esperienza, e non teoricamente, comprende la propria corruzione, la propria debolezza e gradualmente acquisisce l’umiltà. Ovunque e continuamente vinto dai peccati, lui, finalmente, con il cuore profondamente contrito, si prostrerà con le lacrime davanti al Signore, riconoscerà con tutta la profondità dell’anima la sua peccaminosità, la sua impotenza di vincere da solo il peccato e supplicherà il Signore: Signore, se vuoi, puoi purificarmi (così diceva il lebbroso), mentre io da solo non posso fare nulla. Signore, salvami, Signore, insegnami a compiere il Tuo volere, Signore, strappa dal carcere la mia anima. Solo in questo momento l’uomo comprende la necessità del Salvatore, della Sua venuta sulla terra e capirà il significato del Suo sacrificio sulla Croce. Qui l’uomo comprende anche la grande misericordia di Dio verso l’uomo decaduto, poiché tramite il vero pentimento il Signore protegge l’uomo, rimuove il peccato da lui, guarisce la ferita nell’anima, causata dal peccato, e l’uomo sulla propria esperienza riconosce l’esistenza di Dio, la Sua provvidenza sull’uomo; comprende che il Signore è vicino a chi ha il cuore affranto, che Lui è veramente il dottore delle nostre anime e così via. E, in questo modo, le cadute nel peccato, pur essendo il male, diventano il mezzo per il bene più grande. Ecco in cosa consiste la divina Saggezza di Dio, come in tutto, come in tutto …

Quindi, mio caro, non scoraggiarti, quando cadrai in qualche peccato, ma accusati davanti a Dio, confessaGli la tua trasgressione, non accusando nessuno, sii umile, comprendi la tua debolezza in tutto e chiedi al Signore, che Lui compia in te i Suoi santi comandamenti. Ma questo non significa, che tu stesso non devi lottare con tutte le forze. Bisogna lottare con tutte le forze, bisogna imparare i mezzi per lottare dai santi Padri, bisogna prevedere le situazioni, che contribuiscono alla vittoria o alla sconfitta, e cercare la prima ed evitare la seconda, e soprattutto – all’apparizione di pensieri peccaminosi non smettere di invocare il Signore con tutto il cuore per l’aiuto, avendo coscienza della propria debolezza per vincere il peccato da solo. Anche se cadrai nel peccato, devi implorare il Signore e, senza vergognarti, affliggerti mentalmente davanti a Dio, dicendo: “Signore, ecco vedi, che cosa io combino, abbi pietà di me, aiutami, liberami dal potere del diavolo” … E piangi davanti al Signore dentro te, invocaLo il più spesso possibile, affinché Lui ti aiuti in tutto, per tutta la vita, poiché è difficile compiere i comandamenti in questo mondo. Per questo piangevano i Padri antichi sulle persone del nostro tempo, perché ci saranno molti che periranno per i peccati.

C’è un altro mezzo potente nella lotta contro qualsiasi peccato: appena sei caduto in un grande peccato, vai a confessarlo dal confessore. Se non si può fare subito, allora fallo alla prima possibilità, non rinviare in nessun caso al giorno dopo e oltre! Chi spesso e subito confessa i peccati, quello dimostra, che lui odia il peccato, odia la prigionia del diavolo ed è pronto a sopportare la vergogna nella confessione, pur di liberarsi e purificarsi dal peccato, e per questo riceve dal Signore non solo il perdono per i peccati commessi, ma anche la forza per lottare in futuro e la piena vittoria, non acquisendo neanche nella vittoria un’alta opinione di sé o l’orgoglio. Fai caso a questo, le reti del diavolo sono ovunque!

E così abbi un buon inizio: lotta secondo le tue forze, non scoraggiarti nelle cadute, ma sii con il cuore contrito, implora il Signore, prevedi in anticipo le situazioni ed evita le cose dannose e pericolose, confessati immediatamente davanti al confessore, acquisisci l’umiltà, ricordando i peccati e le cadute già commessi, e quelli attuali – e il Signore ti aiuterà, sarai un abile soldato di Cristo, capace di aiutare anche gli altri in seguito.

Non lasciarti andare alla pigrizia. Se in una cosa vince la pigrizia, fai qualcos’altro. Non lasciare la tua piccola regola. Stabilisciti assolutamente come regola di rivolgerti almeno una volta all’ora al Signore e alla Madre di Dio con la preghiera per il perdono e l’aiuto, e se ci sarà la possibilità e la forza anche più spesso. Che il Signore ti aiuti con le preghiere del venerabile Sergio e gli altri taumaturghi si Radonezh. Sii coraggioso, non far cadere le mani.

Che il Signore vi benedica, vi illumini in tutto il bene, vi protegga da qualsiasi male. Acquisisci l’umiltà e il pianto di cuore dalle cadute nel peccato. Vedi il bene in tutto. Per quelli che amano Dio, cioè a chi cerca il Signore con tutto il cuore tramite l’osservazione dei Suoi santi comandamenti – tutto concorre al bene.

Lotta!

 

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Ho ricevuto la tua lettera e ti ho compatito profondamente. Ti avrei detto molto sui tuoi dubbi e dispiaceri, ma non sono un maestro a scrivere. Tu hai scelto un percorso di vita estremamente difficile al giorno d’oggi e se resisterai fino alla fine – non dico che tutte le tue afflizioni saranno dimenticate, ma (e sarebbe dire poco) saranno ripagate di milioni di volte, e semplicemente addirittura ti dispiacerà che sono state troppo piccole. Forse ciò ti sembrerà strano, ma è così. Io sono profondamente sicuro, che addirittura i grandi martiri dei tempi antichi – anche loro si dispiacevano, che soffrivano poco e quindi non potevano rispondere a Dio con quell’amore con il quale avrebbero dovuto amare il Signore.

Anche l’amore verso una persona cerca di esprimersi facendo qualcosa di piacevole per l’amato, quali che fossero i sacrifici che questo costerebbe. Più forte è l’amore, maggiore è il desiderio di dimostrarlo, ma dimostrare un amore disinteressato si può solo tramite il sacrificio; e come il vero amore non ha limiti, così non ha limiti il desiderio di sacrificio, come manifestazione d’amore. Chi ama Dio, quello vorrà soffrire per Dio, e in misura alla crescita dell’amore crescerà anche il desiderio di sopportare tutto, purché il Signore non si allontani da noi, purché noi siamo più vicini a Lui. E non si può non amare il Signore, se ci avviciniamo a Lui, o meglio se Lui si avvicina a noi.

Si può supporre che il verme che non muore e il fuoco che non si estingue nella vita futura sono l’infinità afflizione del cuore per il fatto, che c’era il tempo quando si poteva dimostrare il proprio amore verso il Signore, sopportare varie sofferenze per Lui, dimostrare l’amore non solo con le sofferenze, ma anche con la fede in Lui in mezzo a vari dubbi, paure, nella solitudine spirituale, coscienza delle proprie infermità, debolezze e così via – ma non lo abbiamo dimostrato …

Ecco, proprio qui, sulla terra, si può e si deve dimostrare il proprio amore verso Lui con una decisione interiore: “Crederò in Te, osserverò i Tuoi comandamenti con tutte le mie forze, soffrirò per la fede in Te, rinuncerò a tutto e a tutti – alla vita personale, ai parenti – e solo Tu, Signore, non rinunciare a me, non permettermi di perdere la fede e il coraggio, non permettermi di lamentarmi contro di Te, se arrivano afflizioni troppo gravi e sofferenze mie o dei miei cari, fammi amare Te con tutto il mio cuore.” Se conserverai quest’atteggiamento, allora ti sarà facile attraversare il tuo percorso di vita.

Se vacillerai, lascerai entrare il dubbio nel cuore, se con una violazione volontaria dei comandamenti di Dio ti oscurerai e indebolirai le tue forze, se non invocherai costantemente il Signore in aiuto; e soprattutto se diventerai orgoglioso e conterai sulle tue forze – allora precipiterai con una grande caduta e ti aggraverai la vita oltremisura. Ma anche allora non abbatterti, ma sii ancora più umile e riponi tutta la speranza nel Signore, sulla Sua misericordia e sul Suo aiuto. Questo è l’atteggiamento giusto. Ma senza esperienza, senza cadute e ascese mentali non arriverai allo stato giusto.

Questo stato si caratterizza con una profonda coscienza della propria infermità, della propria debolezza a vivere in questo modo, come richiedono i comandamenti, per amare Dio, come Lui ha amato noi. E da questa condizione nasce un senso di contrizione del cuore, pianto di cuore, coscienza dell’impagabilità del proprio debito (dieci mila talenti) – in parole, un cuore affranto e umiliato, che Dio non disprezza e dal quale nascerà quell’amore verso Dio, del quale io parlavo all’inizio. Con i soli forza di volontà e desiderio non acquisirai l’amore, ma con la vita secondo i comandamenti, il pentimento, il pianto per le proprie cadute, la profonda contrizione, che invece dell’amore e compiacimento verso Dio, noi violiamo continuamente la Sua santa volontà.

Da questi pianto e contrizione nasce il timore di Dio, cioè il timore di non offendere Dio. Dopo il timore nasce il sentimento di vicinanza di Dio verso noi, che il profeta Davide ha espresso con le parole: io pongo sempre innanzi a me il Signore. E in seguito sorge gradualmente la ferma decisione che è meglio morire, che offendere il Signore, e da qui – non solo la sopportazione delle afflizioni e delle sofferenze senza lamenti, ma anche il ringraziamento per loro, poiché il cuore percepirà la gioia della purificazione tramite le afflizioni e un po’ di soddisfazione, che si può sopportare per Dio e con ciò amarLo. Che cosa Ti renderò, Signore, per tutto quello che mi hai dato?

Perdonami per la mia loquacità, e forse, anche la non tempestività di questa lettera. Ma la tua afflizione mi ha spinto a scriverti questo. Forse, ti sarà utile e ti servirà per un po’ di consolazione.

Amico mio, una cosa ti chiedo: non allontanarti mai da Dio, per quanto tu sia caduto, per quanto tu abbia peccato e offeso il Signore (che il Signore ti liberi da ciò), ma, come il figliol prodigo, chiediGli perdono e di nuovo e di nuovo sollecitati a vivere secondo i comandamenti. Colui che viene a Me, Io non lo caccerò fuori. Chi va dal Signore compiendo i comandamenti, anche se cade lungo la strada, ma, dopo essersi rialzato, va avanti – è tra i soldati di Cristo ed è incoronato da Lui, anche se ha ricevuto molte ferite in questa guerra spirituale contro le proprie passioni, la propria corrotta natura e i demoni. Che il Signore ti illumini, che rafforzi la tua fede e la tua volontà e che ti protegga da ogni male. Che il Signore ti benedica. Sii sano.

Conserva questa lettera e leggila nei momenti di scoraggiamento.

P.S. Ti lascio come testamento un’altra cosa. Ricorda le parole del Signore Gesù Cristo: Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici (Giovanni 15; 13). Danno la propria vita per altre persone, per la patria, per i propri padri e madri in guerra, se vanno onestamente contro il nemico. Adesso parlano molto della guerra. Se ci sarà, dovrai andarci. Eccoti un percorso semplice per salvare la tua anima: non risparmiandoti, con la fede nel Signore, esegui onestamente qualsiasi ordine, anche se si dovesse andare incontro a morte sicura. Non andare da solo incontro al pericolo, poiché ciò alle volte è simile al suicidio, ma esegui con coraggio un ordine dato, indipendentemente da eventuali difficoltà e pericoli, invocando in aiuto il Signore e i Santi, e con il tuo esempio incita il coraggio negli altri. La morte in guerra è la morte “per i propri amici” e porta al Regno di Dio, quindi non si dovrebbe aver paura. Non aver paura di nulla. Il Signore è con te. Nella Chiesa Russa molti santi ortodossi sono stati soldati. Lo saprai dalla storia della Chiesa Russa.

 

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Tu, certamente, hai letto l’articolo su “Pravda” per il 5/XII di Aleksandr Osipov5. Il tuo atteggiamento, ma anche quello di una qualsiasi persona non stupida, è chiaro. Io vorrei tanto sapere più dettagliatamente e meglio come hanno reagito gli studenti. Se a loro è chiaro, che questo pover’uomo si è mostrato nel suo articolo una nullità morale (soprattutto, senza rendersene conto), che l’articolo produce sul lettore un effetto contrario a ciò, che voleva l’autore. Lui non ha né giustificato sé stesso né ha danneggiato la religione, ma ha mostrato che il Signore rileva a suo tempo i Giuda nascosti e li caccia dalla Chiesa.

Avrai notato, che nella parte sulla preghiera prima delle parole “divina liturgia” ci stanno tre punti. Non ho dubbi che qui c’era qualche brutta parola. Anche la redazione non ha ritenuto possibile stamparla. Lo spirito, che lo ha guidato con la sua penna, ha versato tutta la sua cattiveria in modo principale sulla divina liturgia e sulla preghiera di Gesù. Fai caso a questo! Un uomo peccatore durante la preghiera, sincera e corretta, entra in comunicazione con il Creatore del mondo, riceve da Lui grandi grazie e la forza di scacciare il potente spirito, che si illude di essere uguale a Dio. Come si può sopportare questa umiliazione! Ed ecco che lui versa la sua cattiveria e il suo odio sulla preghiera e sulla divina liturgia. Che tutti capiscano il valore e la forza della preghiera e la misericordia di Dio verso noi, decaduti! Il povero Aleksandr con le sue parole sulla preghiera ha mostrato, che lui non ha mai pregato, neanche una volta, e di conseguenza, non ha mai neanche creduto in Dio. Lui rinuncia né a Dio, né al cristianesimo, ma rinuncia a quell’immagine che lui aveva sulla religione e Dio.

Come era superficiale la sua fede, così erano superficiali, piccoli anche i motivi dei suoi “dubbi” e l’allontanamento.

La sua stessa rinuncia non è il risultato di dubbi sinceri, ricerche. No. Sono troppo nulli i motivi della rinuncia indicati da lui stesso. E’ evidente, che lui è un uomo pratico, un uomo di questo mondo. Finché la sua posizione era più o meno stabile, finché poteva ricevere un buon salario – si mascherava come credente, baciava le mani dei vescovi, disprezzati da lui, e “preparava i giovani all’attività pastorale.” Quando la sua posizione ha cominciato a vacillare, allora lui ha deciso di assicurarsi una ferma posizione sull’altro fronte. Finché non è tardi e possono ancora usare la sua rinuncia e per questo accettarlo tra loro, lui si è affrettato a farlo.

Quando Gesù Cristo, dopo aver sfamato i cinque mila, ha cominciato a parlare del pane della vita, molti si sono allontanati da Lui, perché non potevano accogliere le Sue parole. Hanno agito onestamente. Il loro filosofare corporeo non poteva innalzarsi fino allo Spirito della Verità. Ma Giuda non ha abbandonato Gesù Cristo, perché portava un sacchetto con i soldi e li utilizzava per sé. Lui sperava anche in qualcosa in più. Alla pari con gli altri lui attendeva l’incoronazione del Messia, con tutti i vantaggi per sé stesso. Quando ha saputo che Gesù Cristo non ha intenzione di fondare il Suo Regno sulla terra, ha saputo, che la morte lo attendeva, allora ha usato per sé anche questo: è passato al campo dei Suoi nemici, ha tradito Gesù Cristo e ha ricevuto trenta monete d’argento. Tanto comunque Lui deve morire!

Non a caso i traditori dai tempi di Gesù fino ad oggi li paragonano a Giuda. Non lo si fa per offendere i caduti (sono degni di una grande compassione), ma perché in entrambi i casi c’è un comune stato dell’anima: senza fede, ma solo per vantaggio andavano dietro al Cristo, e per vantaggio l’hanno venduto. Ma i traditori non hanno mai e da nessuna parte usufruito della fiducia, e ancora meno del rispetto. “Il Moro ha fatto il suo dovere, il Moro può andare”

Non c’era sincerità in Aleksandr fino alla rinuncia, e non c’è nella rinuncia. Lui – è un “matto” psicologico, che ha costruito la casa sulla sabbia, che è caduta per una piccola tentazione, e la sua rovina fu grande.

 

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Il male non è stato creato da Dio. Il male non ha essenza. E’ una perversione dell’ordine mondiale della libera volontà dell’uomo e degli Angeli (e riguardo all’uomo e agli Angeli di quello morale). Se non ci fosse la libertà, allora non ci sarebbe la possibilità di pervertire l’ordine morale, molto saggio e perfetto. Gli Angeli e gli uomini sarebbero sottoposti alle leggi del mondo fisico e morale, come automi, e il male non ci sarebbe stato. Ma senza il libero arbitrio non ci sarebbero state l’immagine e la somiglianza di Dio negli uomini e negli Angeli. L’essere perfetto è impensabile senza la libera volontà. A proposito: tutti gli insegnamenti ateistici sono costretti a negare la libera volontà; e loro la negano in teoria, ma all’atto pratico di nascosto permettono la libera volontà, altrimenti avrebbero dovuto ammettere con orrore, che l’uomo è una parte insignificante di una enorme macchina senza anima, che non sa e non vuole sapere dell’uomo e spietatamente lo danneggia o lo distrugge, quando le leggi di questa macchina portano a questo.

Gli esseri ragionevoli, che hanno coscienza di sé, come personalità individuali, “Io”, come nuove indipendenti fonti di luce, come centri, per i quali tutto il mondo (circonferenza con raggio indefinito) è solo un oggetto, oggetto di conoscenza e azione; inoltre addirittura il Signore Dio può essere, in qualche misura, solo un oggetto – queste personalità avevano molta più coscienza della loro grandezza prima della loro caduta. Su di loro è stato detto: Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo. Ma all’atto pratico non conoscevano il male e non potevano apprezzare appieno il bene, che usavano. Il desiderio di diventare come dei, che sanno cosa è bene e cosa è male, ha portato gli angeli e gli uomini alla caduta. Da qui comincia la storia dell’umanità. Educare l’uomo alla riverenza e amore verso Dio, all’amore verso l’uomo, senza soffocare la sua libera volontà, erigerlo alla dignità di figlio di Dio – ecco il problema più difficile, assolutamente irrisolvibile per le persone, che ha richiesto addirittura a Dio il sacrificio più grande – l’incarnazione, la morte sulla croce e la resurrezione dello Stesso Dio.

L’uomo non può salvarsi con l’orgoglio. In presenza dell’orgoglio, lui, anche in paradiso può nuovamente allontanarsi da Dio, con una caduta ormai definitiva, simile a quella dei demoni.

Per questo nel corso di tutta la vita terrena il Signore fa comprendere all’uomo, che senza Dio lui è nulla, lui è schiavo delle sue passioni e schiavo del diavolo. Ecco perché fino alla morte dell’uomo il Signore non permette di strappare le erbacce, per non danneggiare il grano. Questo significa, che l’uomo senza imperfezioni, con sole qualità positive, diventerebbe sicuramente orgoglioso. Se ora con le piccole virtù che abbiamo, noi troviamo la possibilità di essere orgogliosi, allora cosa succederebbe, se tutta la gloria dell’anima divinizzata fosse aperta per noi già qui? Addirittura l’apostolo Paolo aveva bisogno dell’intervento negativo dell’angelo di satana, per percuoterlo affinché non si esaltasse. E riguardo a noi non c’è neanche niente da dire.

Come il Signore cerca di salvare l’uomo, così il diavolo cerca di rovinarlo. Il diavolo dà all’uomo la visione della vittoria su di sé e tramite questo lo induce all’autocompiacimento e l’orgoglio; dà i successi per conquistare le forze della natura e suscita il pensiero: “Attraverso il sapere (la scienza) voi sconfiggerete la natura, sarete immortali e diventerete dei. Voi già ora potete essere orgogliosi delle vostre realizzazioni.”

Ovvia contrarietà di due direzioni. Diventano completamente evidenti la provvidenza di Dio sulla salvezza dell’uomo e lo sforzo del diavolo di rovinare addirittura quelli, che usano tutte le forze nella ricerca dell’unica cosa necessaria, cioè il Regno di Dio. Dal campo della teoria questo passa alla vita stessa, l’uomo si ritrova in un’interminabile lotta contro il male, contro il diavolo, contro le sue ispirazioni, ora cadendo, ora rialzandosi.

In questa lotta lui comprende la sua debolezza, la malvagità del nemico, l’aiuto di Dio e l’amore di Dio verso l’uomo. Lui capisce il prezzo del bene e del male e ormai con tutta la consapevolezza sceglie il bene, diventa incrollabile nella preferenza del bene e della sua fonte – Dio e rinuncia al male e al diavolo. Anche se lui cade, qualche volta fa del male, ma anche comprende ciò come male, peccato, si condanna, si pente, chiede perdono a Dio e in questo modo conferma ancor più sé stesso nella preferenza del bene e di Dio, anche se con un percorso pericoloso.

Questo è un tema troppo vasto. Hai detto bene, che l’uomo deve arrivare all’umiltà, come contrasto all’orgoglio. Questo pensiero anche io lo dico qui, solo in un altro modo – può essere che ti interessi leggerlo, e se no, un giorno forse ti servirà. Si può esprimerlo in modo più convincente e più bello, con riferimenti ai santi Padri. Qui c’è solo una bozza di quei pensieri, che negli ultimi anni sono diventati miei. Perdonami.

 

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Pace a te! Già ci manchi, come vanno le tue cose? Non dare importanza se con te si comporteranno “con parzialità.” Tu vai sempre più avanti nella vita, ma tutte le persone sono esseri decaduti. Questa rovina non può non influenzare i rapporti con le persone vicine. A proposito, ecco perché il Signore ha detto agli allievi: Ecco, Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti, ma anche Ecco, Io sono con voi tutti i giorni.

Da una parte, servono la propria saggezza e circospezione, ma cosa principale – un continuo rivolgersi per l’aiuto al Signore, invisibile con il corpo umano, ma visibile con lo spirito, che ha promesso a tutti quelli che sperano in Lui, che neanche un capello non cadrà dalla loro testa, senza la Sua volontà.

Fidandosi di Lui, gli apostoli hanno sopportato tutto, ed hanno sconfitto il mondo – una piccola quantità di pecore ha sconfitto innumerevoli branchi di lupi. Non è forse una dimostrazione della forza e provvidenza di Dio? Ma il Signore è lo Stesso ieri, oggi e nei secoli. Rivolgiti al Signore per tutte le afflizioni e difficoltà, ed Egli ti darà sostegno.

Sempre, anche se si è di fretta, ci si può rivolgere mentalmente al Signore e dire: Gesù Cristo, abbi pietà di me; Signore, sii misericordioso con me, peccatore; o, come dice San Barsanofio il Grande, almeno ricordati che c’è il Signore che vede tutto, che ti vede, e questo è sufficiente, per uscire da una situazione difficile. E quando arriva il dolore e la preghiera non dà il sollievo, allora non abbatterti, non lamentarti e non abbandonarti alla miscredenza; ma ricorda, che senza afflizioni non ci si può salvare, non si può nemmeno acquisire esperienza di vita.

Ma la fede e la preghiera fanno ciò, che le afflizioni portano un’enorme beneficio, ma senza la preghiera può condurre al lamento, alla poca fede, al danno all’anima e al corpo. Ecco perché bisogna imparare ad essere sempre con Dio, mentre Lui è sempre con noi. Dio è con noi! Sappiatelo pagani (passioni, demoni, uomini decaduti – sono armi dei demoni) e arrendetevi, perché Dio è con noi!

Non affliggerti nelle difficoltà: Affida al Signore il tuo affanno e simili.

 

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Abbiamo ricevuto la tua lettera. Mi dispiace molto per padre Pavel. In nessun caso non lo si deve condannare, ma ogni volta, che lo ricordi, sospira con tutto il cuore: Signore, aiuta il Tuo schiavo, salvalo! Lui ha bisogno della nostra comprensione e delle nostre preghiere. Se un organo soffre, anche tutto il corpo soffre. Bisognerebbe chiedere a tutti voi di celebrare una Liturgia per lui, chiedere al priore della Lavra (un grande Monastero) di pregare in tutte le chiese per la salvezza di chi si trova in tentazione.

Questo è frutto della erronea organizzazione della scuola spirituale. Bisogna in ogni modo aiutare gli studenti a consolidarsi, prima di tutto, nella fede, nella fede viva in Dio, e non pretendere di sapere a memoria una gran quantità di materiale crudo. Ci arriva … non dico fino al cuore, ma almeno fino alla mente almeno una materia? Diventa ”suo” per lo studente? Ne dubito. E’ una gran quantità di fatti, tutto materiale crudo, non elaborato. Pure peggio. Se si ha poca fede, lo studio delle verità spirituali tramite la “falsificante” mente corporea, porta alla diminuzione del valore di queste verità. Da loro viene tolto il velo del mistero della profondità della saggezza Divina. Queste verità diventano l’argomento per la “rissa delle lingue”, estraneo all’anima dello studente. La fede si indebolisce e addirittura scompare. Quindi è per questo che molti dei più velenosi atei escono dalla scuola spirituale.

Hanno sovraccaricato gli studenti di materie. Non c’è tempo per pensare. La scuola spirituale deve: 1) rafforzare la fede; 2) insegnare a pregare; 3) insegnare ad avere coscienza di sé, della propria caduta; 4) insegnare a lottare contro il peccato e le tentazioni, come lottavano i santi Padri; 5) insegnare a capire e sentire le scritture dei santi Padri, e tramite loro e il Vangelo, renderli propri, famigliari, vicini al cuore, vivi, che rispondano a tutte le esigenze dell’anima in qualsiasi condizione, e non come una materia di studio; 6) insegnare a vedere i comandamenti del Vangelo non come a degli ostacoli per la vita libera o come una buona morale per la vita comune, ma come a un percorso in cui trovare già qui, sulla terra, una preziosa perla, che una volta vista, l’uomo vende tutto con gioia, cioè lascia tutti gli interessi mondani della vita, comodità, tutto, ciò che apprezza il mondo, tutto non per costrizione, ma già per l’attrazione dell’anima verso questa perla. E trovarla è possibile per chiunque abbia la fede in Cristo e con tutte le forze cerca di vivere secondo i comandamenti del Vangelo.

L’ormai corto, non completo elenco dei compiti della scuola spirituale, mostra com’è lontana la scuola contemporanea da questi obiettivi. Bisognerebbe rifare tutto, cominciando dal programma (di studio) e finendo con l’amministrazione, e anche le aule. Diranno, che non è questo il momento. Va bene che non si può fare tutto, ma qualcosa si può. E cosa principale, tutti dovrebbero tenere a mente quest’obiettivo, e fare quello che si può fare da parte propria, mentre per il resto affliggersi. Allora anche il rapporto con gli studenti non sarebbe così, com’è ora, ma come verso anime vive, davanti alle quali tutti, cominciando dal rettore e finendo con le persone di servizio, dovrebbero considerarsi debitori, che non possono pagare il proprio debito.

Quante cose interessanti si potrebbe comunicare agli studenti sul Nuovo Testamento (i commenti dei santi Padri delle parabole e di tutti i passi difficili, soprattutto dell’apostolo Paolo, lo studio sul vecchio e nuovo uomo, le basi della vita spirituale, la comprensione della salvezza e altro) invece della critica dei testi e altre inutili cose per far passare il tempo, che non hanno nessuna attinenza a quell’unico obiettivo, per il quale è venuto il Signore, per il quale Lui ha fondato la Chiesa, per il quale unico motivo devono esistere le scuole spirituali. Questo obiettivo – è la guarigione dell’anima dell’uomo, la salvezza.

L’ostacolo principale – la mancanza di persone appropriate. Non c’è più un uomo fedele. Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore! Che il Signore ti protegga.

 

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Dio per la Sua bontà ha voluto avere accanto a Sé esseri ragionevoli liberi, che potessero partecipare alla Sua beatitudine, essere partecipi della Sua vita, partecipi della Sua natura divina (2 Pietro 1; 4). Per questo Lui ha creato il mondo degli Angeli, e poi l’uomo. Una parte degli Angeli ha abusato della propria libertà, non ha voluto essere in unione con Dio, ha contrapposto sé a Dio, è diventata orgogliosa, è diventata incapace di partecipare alla vita Divina ed è stata gettata giù dal cielo, condannata a strisciare sulla “terra”, lontano da Dio, a bruciare nelle proprie passioni, cibandosi di esse e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita (Genesi 3;14).

Anche l’uomo è caduto, anche se non così, come gli angeli decaduti. Già prima della creazione dell’uomo, il Signore aveva previsto, che l’uomo non sarà in condizione di rimanerGli sempre fedele, che l’uomo non potrà apprezzare pienamente i doni di Dio – ed esattamente: la vita, le proprie caratteristiche, la beatitudine del paradiso. Affinché l’uomo apprezzi questi doni, ami il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutto il pensiero, con tutta la sua forza, deve percorrere un percorso specifico, nel quale potesse provare pienamente su di sé il male, ogni sofferenza, la morte e capire fino in fondo, che in lontananza da Dio lui soffrirà sempre – capire che la sua beatitudine – è nella comunicazione con Dio, nell’amore verso Dio con tutto il cuore.

Poi con l’esperienza deve comprendere, che non può ripristinare questa comunicazione da solo. La comunicazione è possibile solo tramite la purificazione di sé da ogni iniquità del corpo e dello spirito; ma l’esperienza di millenni ha mostrato, che nessuno può purificarsi da solo. L’uomo, che si abbandona alle sue forze, nella vita terrena dev’essere lontano da Dio e dopo la morte allo stesso modo andare all’inferno – lontano da Dio.

Ed ecco, che quando l’umanità ha capito ciò fino in fondo, allora il Signore ha fatto una tale azione, dal quale sono stati scossi sia il cielo (il mondo degli Angeli) che la terra (tutto l‘universo visibile). Per noi uomini e per la nostra salvezza lo Stesso Signore è sceso dal cielo, si è incarnato dallo Spirito Santo e la Vergine Maria, si è fatto uomo, si è esposto volontariamente a persecuzioni, sputi, morte sulla croce, per salvare l’uomo, dopo averlo unito con Sé e sopportato per lui tutto ciò, che avrebbe dovuto sopportare ogni uomo, per ripristinare la comunicazione con Dio. In questo si è manifestato un tale amore di Dio, che non poteva non vincere il cuore più indurito e non avvicinarlo a sé.

Per salvarsi, l’uomo, nel corso della sua vita terrena deve credere nel Signore, capire la propria caduta, rivolgersi al Signore, rispondere al Suo amore con il proprio amore, dopo averlo dimostrato con la vita secondo la Sua parola, diventando incapace di impiegare la libera volontà contro Dio, incapace non a causa della soppressione del suo libero arbitrio e delle circostanze esterne a lui, ma per fedeltà e amore verso Dio, per ringraziamento verso Lui.

Se anche ci sono dei percorsi alternativi per la salvezza dell’uomo, come suppongono alcuni santi Padri, sulla base che Dio è onnipotente e può salvarci con diversi percorsi, ma tenendo conto delle proprietà di Dio, mi sembra, bisogna fare la conclusione, che il percorso scelto da Dio è il migliore e il più corto.

L’”Io” dell’uomo, la “personalità” è cosciente della propria esistenza, è cosciente di sé come il centro di tutto, si contrappone come soggetto a tutto ciò, che è fuori da lui, che si manifesta come oggetto. Oltre a ciò si manifesta come oggetto non solo tutto l’universo, ma anche Dio. Da qui la continua tentazione di innalzare sé stesso, assoggettare a sé tutto ciò che è obiettivo (oh, orrore – anche Dio!), sottomettere a sé tutto, come continuazione del proprio “Io”. E più doni vede in sé l’uomo, più gli è facile scivolare su questo percorso. A ciò contribuisce anche il diavolo, che si è messo definitivamente in questo avverso rapporto verso Dio e il mondo.

E quindi il Signore ha dovuto scegliere questo percorso per l’uomo, affinché anche nella vita futura non diventasse orgoglioso, come il diavolo, ma amasse coscientemente Dio, si assoggettasse a Lui definitivamente, per sempre, senza possibilità di allontanarsi. E dato che per caratteristica dell’anima, opposta all’orgoglio, c’è l’umiltà, allora anche il Verbo di Dio, la Madre di Dio e i santi Padri apprezzano così tanto l’umiltà. Senza umiltà nessun atto ascetico aiuterà l’uomo, che potrà sempre cadere nell’orgoglio e allontanarsi da Dio. L’amore unisce l’uomo con Dio, ma senza umiltà non ci può essere amore.

Conclusione.

1. Quando l’uomo cerca di capire con la sola mente, perché il Signore ha scelto questo mezzo per la salvezza delle persone, come l’incarnazione del Signore Gesù Cristo, rimane nella perplessità, tende a pensare, che Dio poteva salvare le persone anche con altri percorsi, e addirittura semplicemente perdonare i loro peccati e portarli in paradiso. Prima di tutto, a questo bisogna rispondere con le parole dell’apostolo Paolo: la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini (1 Corinzi 1, 25, vedi anche 1 Corinzi 1; 18). Quindi, l’uomo deve accettare con fede e umiltà il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio ed ammettere che questo mezzo per la salvezza è necessario ed il migliore.

2. Se lo Stesso Signore non si fosse incarnato e non avesse sofferto per noi, allora noi non avremmo potuto comprendere la forza dell’amore di Dio verso l’uomo. Nelle grandi sofferenze proprie o del prossimo, alla vista di manifestazioni particolarmente forti del male o della crudeltà e falsità nel mondo, l’uomo può in qualche modo sopportare ciò, accettare ciò e non “restituire il biglietto a Dio” (come si esprimeva Ivan Karamazov, ovvero rinunciare alla vita data dal Signore), ricordando, che lo Stesso Dio, Creatore di tutto il mondo, ha sofferto per la distruzione del male, per attrarre le persone nel Regno del bene e dell’amore, senza forzare la loro volontà

3. Quando l’uomo arriva alla vista di tutta la profondità della caduta dell’umanità e della propria personale, comprenderà la propria nullità, la bruttezza dell’anima, la completa indegnità di diventare un membro del Regno di Dio, comprenderà l’impotenza e l’impossibilità di uscire da questa condizione da solo, anche se lui cominciasse di nuovo la vita; quando da questo arriva all’assoluta disperazione e mancanza di speranza, che portava gli antichi pagani e gli attuali atei al suicidio o bestemmia verso Dio – allora l’uscita da questa condizione è la fede in Dio, che è venuto sulla terra e si è sacrificato per i nostri peccati, facendosi Agnello, che toglie i peccati, abominio, corruzione del mondo; la fede, che tutti, quelli che si rivolgono a Lui con cuore contrito, Lui non respinge per la loro iniquità, ma purifica, rigenera, rende vicini a Lui, copre con il Suo amore tutti i difetti, non li ricorda, innalza i peccatori disperati alla dignità di figli Suoi. Se non ci fossero state l’incarnazione e le sofferenze del Salvatore, come avremmo potuto credere alla possibilità di un tale amore di Dio verso le persone? No, non avremmo potuto e saremmo periti nella disperazione; può essere che saremmo arrivati a uno stato di astio e saremmo diventati nemici del bene e avversari di Dio, come satana. Solo l’incarnazione e la Croce del Figlio di Dio possono salvare le persone e non qualche altro mezzo. Bisogna comprendere tramite l’esperienza la forza del male in sé e nel mondo, per apprezzare pienamente il sacrificio di Dio e riconoscerlo come necessario per la salvezza dell’uomo.

 

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Ho scritto ad O. che chi cerca seriamente il Regno di Dio dev’essere solo e che il Signore dà le consolazioni a chi va su questo percorso, davanti alle quali tutte le gioie terrene – sono nulla. Bisogna solo non guardarsi indietro, come non si guardava indietro Ignatiy (Bryancianinov).

L’ha forse detto Nicolay Germanovic, cosa è detto sulla massoneria nel N° 11? Leggilo attentamente. Tutti noi dobbiamo chiedere la saggezza spirituale, poiché c’è anche la saggezza demoniaca (Giacomo 3; 15).

Le persone in sostanza, nel profondo sono tutte meglio, di quanto appaiano nella vita. Un conto – è il volto di Dio, e un altro – la beatitudine, ricevuta nel mistero del Battesimo; questo volto è la personalità dell’uomo, il suo “Io”. E’ un grande dono di Dio. Dall’inesistenza è nato un nuovo centro di autocoscienza, “Io”, che riconosce sé e tutto il mondo. L’ ”Io” – è uguale all’intero universo, poiché l’ ”Io”, come personalità autocosciente, ha come oggetto non solo tutto l’universo, ma anche Dio. L’ ”Io” cerca di conoscere = capire = prendere, includere in sé tutto l’universo e lo Stesso Dio. Voi – siete dei e figli dell’Altissimo. Questa, cioè la conoscenza, è permessa dal Creatore all’uomo, a ciò si invita l’uomo, ma solo con il legittimo percorso. Ecco quant’è grande l’uomo! Ecco perché a volte l’uomo sembra così magnifico, nonostante la sua grande essenza giaccia come nella tomba, ricoperta da spazzatura empirica, cioè misere conoscenze, sentimenti, piccoli fatti, interessi, compiti e così via. L’uomo nella prosperità non comprende!

Ecco, durante la giovinezza, e per alcune persone sempre, c’è la capacità di sentire la profondità dell’anima dell’uomo tramite il suo empirismo. A seconda dell’età, la continua collisione con l’uomo vecchio (ovvero l’uomo empirico) ci costringe ad essere attento con lui, ed è a questo che ci invita il Salvatore. Non mi dilungherò oltre su questo, anche se si potrebbe dire ancora molto. Spero che anche così si capisca.

In questi giorni ho letto, a dire il vero molto velocemente, “Fratelli Karamazov.” Ecco dove si apre l’anima dell’uomo! Che misera parodia sembra la psicologia scientifica davanti alla psicologia di Dostoevskij. Una volta ero così ingenuo, che volevo comprendere l’anima, studiando i corsi di psicologia. Quante stupidaggini si fanno in gioventù, quando non si ha una guida. Ecco, io veramente ero come in un bosco. Il principe di questo mondo acceca in tal modo le persone, che i cechi camminano a tentoni, e quindi finiscono continuamente da una pozzanghera all’altra.

La scienza – è una menzogna, quando prendono i suoi dati come qualcosa di assoluto, poiché la scienza di domani rinnegherà quella di oggi; l’arte – è una cosciente falsificazione, nella maggior parte; la politica è sempre stata piena di inganni, menzogne, crimini, qui bisogna capire tutto al contrario; e quello che chiamano “vita” – è vanità delle vanità, ogni sorta di vanità, e soprattutto terribili futilità, nullità, menzogne e menzogne senza fine. In poche parole, “un’epoca della menzogna”, il regno del principe di questo mondo.

Scrivo questa lettera la mattina, con forze fresche, e per questo mi sono dilungato, mi sono lasciato andare alla “filosofia.”

Caro, cerca di passare dalla frenesia alla “sostanza”, come tu ti esprimevi a volte, dall’empirismo all’area noumenica, dove ci sono la verità, la pace e la gioia. Aggrappati al Salvatore. Lui è la Via, la Verità e la Vita. Lui è la Porta, solo con Lui e attraverso Lui si può entrare nella verità e nella vita eterna, solo con il suo aiuto ci si può staccare dalla frenesia e dal regno del diavolo al Regno di Dio.

Tutti noi siamo ricoperti di spazzatura, ma tuttavia sotto di essa scintilla la fiammella del vero “Io.”

 

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Il venerabile Isacco di Ninive scrive nella seconda parola: “Cerca di entrare nella tua cella interiore e vedrai la cella celeste, poiché l’una e l’altra – sono la stessa cosa, ed, entrando in una, le vedrai entrambe. La scala di questo Regno è dentro di te, nascosta nella tua anima. Immergiti in te stesso dal peccato e troverai le ascensioni, le quali sarai in condizione di ascendere” (Parola 2; pagina 14).

E il Signore diceva: il Regno di Dio è dentro di voi. Ecco perché i santi Padri consigliano così insistentemente a tutti, di fare sempre la preghiera di Gesù, situazioni permettendo. Tramite lei l’uomo entra dentro di sé. Scrivo di questo ora, perché durante le lunghe messe ecclesiastiche, soprattutto quelle della Quaresima, è molto comodo e facile fare la preghiera di Gesù e farla a lungo. Ti consiglio vivamente di non trascurare il consiglio dei santi Padri. Il diavolo in tutti i modi allontana l’uomo da questo esercizio. Bisogna saperlo, opporsi a lui e sollecitarsi a questa preghiera divina.

Il Signore ci ha aperto l’entrata già qui sulla terra per il Regno di Dio, ma noi cerchiamo miseri granelli di verità nella scienza, nella filosofia e dove ci pare, solo non nel Vangelo né presso i santi Padri, che hanno messo in pratica il Vangelo nella loro vita ascetica. Siamo persone misere. Noi stessi ci condanniamo a un’esistenza infelice, simile a quella di un animale, e in più incolpiamo gli altri per le difficoltà della vita. Riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni.

14/III. Me ne sono ricordato e ho deciso di ricordartelo ancora: quando sei a lezione e non hai voglia di ascoltare, e non puoi occuparti di altro, perché non “esercitarti” nella preghiera di Gesù? Questa parola “esercitarsi” le persone la usano molto spesso, ma questo dimostra, che chi la usa non sa cosa sia la preghiera. L’uomo non deve esercitarsi nella preghiera (in fin dei conti si può andare avanti e dire “allenarsi”), ma con grandissima riverenza mettersi davanti a Dio e con coscienza totale di indegnità anche solo per pronunciare il nome di Dio, e affidandosi alla misericordia e l’indulgenza di Dio, pronunciare con attenzione e timore le parole della preghiera.

La preghiera giusta farà vedere molto presto al cuore, come si dev’essere durante la preghiera. Poiché viene dato il comandamento: pregate incessantemente. Tramite la preghiera l’uomo si innalza dalla terra, diventa irraggiungibile per i rettili, che strisciano sulla pancia per terra, riceve la libertà come l’uccello, che si è slegato dalla corda. Questo significa l’espressione dei santi Padri: “staccati dalla terra”.

Mentre noi, al contrario, ci siamo allontanati da Dio, e ci siamo legati alla terra, strisciamo su di lei, ci cibiamo di polveri, cioè di passioni, tormentiamo noi stessi e gli altri. Camminiamo con la luce del nostro fuoco, respingendo la luce di Dio. Satana offriva a Gesù Cristo tutti i regni del mondo in cambio di un solo inchino a lui, e noi per una zuppa di lenticchie in abbondanza non solo ci inchiniamo, ma lo serviamo, addirittura lo accontentiamo e non lo notiamo. Così si acceca l’anima dall’affaccendamento della vita. Di nuovo bisogna ricordare le parole: Non appesantite i vostri cuori con la vostra gola, ubriachezza e vita vanitosa.

Ahimè, ahimé! L’uomo nella prosperità non comprende, è simile alle bestie ed è diventato come loro.

Perdonami per dei consigli non richiesti. Forse qualcosa ti rimarrà, ed io almeno ”consolerò il mio cuore”, poiché dico, ma non faccio ciò che dovrei. Povero me!

Mi piace la Grande Quaresima!

 

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Mi dispiace molto che non sono riuscito a parlare con te.

Non affliggerti, ma sii umile. Tutti sono troppo presuntuosi e sicuri di sé. Bisogna cadere tante – tante volte in una pozzanghera, per capire i propri limiti, la necessità di un costante aiuto da Dio. Se tutte le forze spirituali sono state deformate con la caduta, allora è particolarmente alterata anche la coscienza della propria personalità, l’ ”Io.”

Come immagine di Dio, essendo chiamato a essere figlio di Dio, partecipe dell’essenza di Dio, – l’uomo è veramente di un grande valore, più prezioso di tutto il mondo. Bisognerebbe comprenderlo questo, ringraziare Dio per questo, comportandosi di conseguenza, ma ai fatti o l’uomo non sa la sua vera grandezza, o a causa della corruzione immette il suo “Io” nelle banalità, difende il suo piccolo egoismo, è vanitoso, orgoglioso … e diventa sgradevole sia a Dio, che agli uomini. Questa perversione è peggio di altri peccati ed è difficile curarsi, poiché riguarda la parte più profonda dell’anima dell’uomo, le fondamenta dell’uomo, l’ ”Io.”L’umiltà è la correzione di questa perversione, ecco perché si apprezza così tanto. Questo pensiero lo esprimo approssimativamente, non in maniera esatta. Il tema è troppo profondo e difficile, e in alcune frasi non lo esprimi.

Fino alla fine della vita ogni persona deve lottare contro il proprio falso, caduto ”Io.” Lo stesso successo nella vita spirituale si misura con la profondità dell’umiltà. Serve una costante lotta della persona stessa per ottenere l’umiltà e un grande aiuto da Dio. Senza l’aiuto di Dio, l’uomo non potrà mai acquisire l’umiltà. Ecco perché bisogna accettare qualsiasi umiliazione, insulto, offesa, anche le cadute, come dalle mani di Dio (ed è veramente così) – poiché tutto contribuisce alla soppressione del nostro “Io”– non con il lamento, ma con gratitudine. Anche con quest’atteggiamento fino alla fine della vita, l’uomo non può liberarsi pienamente della vanità e dell’alta considerazione di sé. Senza l’umiltà l’uomo non può ricevere qualche dono di Dio senza danni a sé stesso. Ecco perché è stato profetizzato che negli ultimi tempi, a causa del crescente orgoglio, le persone si salveranno solo con la paziente sopportazione delle afflizioni e delle malattie, mentre gli atti ascetici gli saranno tolti.

Quindi ringrazia Dio per questo tre (voto di un compito) e situazioni simili, ringrazia anche per i mezzi della Provvidenza, quelli, tramite i quali il Signore ci insegna l’umiltà. A colui che il Signore ama – punisce ... Apprendi tramite l’esperienza le verità del cristianesimo. Non correre dietro ai buoni voti. La scuola spirituale dà alcune conoscenze teoriche del cristianesimo. Con queste conoscenze, avendo un titolo pienamente meritato di dottore in teologia, si può non solo non credere minimamente in Cristo, ma anche negare l’esistenza di Dio. Solo l’esperienza, la vera relazione con Cristo dà la fede viva, quella che vede. La si ottiene tramite molte afflizioni, tentazioni, cadute, risollevamento e così via, che prima portano all’umiltà (ci sono diversi gradi di umiltà), e poi ai doni spirituali. Chiedi a Dio la saggezza di convertire sia la caduta nel peccato, sia le tentazioni in bene per te, per la crescita spirituale. E soprattutto, bisogna sempre cercare il Regno di Dio.

Che il Signore ti difenda e che ti guidi con il Suo percorso verso la vita eterna. Non vendere il Signore né per poco, né per tanto. E’ meglio la povertà di Alessio l’uomo di Dio, che la ricchezza e tutta la gloria di questo mondo! Fai una volta per tutte la scelta e tieniti sul tuo percorso, indipendentemente da tutto!!!

 

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Tu scrivi sulle battaglie con N. G. sugli asceti cattolici. Qui la logomachia non aiuterà. La questione non è nel logos, ma nell’esercizio spirituale. Cosa cercavano gli asceti orientali e quelli occidentali? Ciò che (categoricamente – perché usare una parola straniera?) severamente, fermamente, con minacce e convinzioni vietano i Padri orientali, gli asceti occidentali cercano di raggiungere con tutte le forze e i mezzi.

Tranne quelli che si trovavano nell’illusione, tutti i santi Padri orientali si ritenevano completamente indegni di qualsiasi visione e dono, e se, contro la propria volontà, li ricevevano, allora supplicavano Dio o di toglierglieli questi doni, o di dargli una protezione particolare, affinché questi doni non diventassero per loro dannosi e che addirittura li portassero alla rovina. Loro ritenevano che è necessario per tutti fino alla fine della vita un profondo ininterrotto pentimento, perché l’uomo è un debitore che non può pagare davanti a Dio. Lui non potrà mai “guadagnare” così tanto, da pagare questo debito. Ovviamente, non c’è alcun merito straordinario. Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato comandato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Tutti i debitori, come fa vedere il Vangelo, con la supplica hanno ricevuto solo il perdono del debito, ma nessuno ha potuto pagarlo, né chi doveva cinquanta denari, né chi doveva cinquecento denari, né tanto meno, chi doveva dieci mila talenti. Dove sono i meriti straordinari? Sui doni, ricevuti dagli apostoli, il Signore dice: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

I santi Padri orientali dicono, che se l’uomo cercherà i doni, allora il diavolo, avendo visto questa intenzione, molto furbamente e malvagiamente comincerà a mostrare qualcosa, lo porterà all’alta considerazione di sé, s’impossesserà di questo asceta, e lo rovinerà, se quello non tornerà in sé per tempo.

Com’è facile ingannare quelli, che senza purificazione di sé, nel pieno della forza dell’uomo antico, aspirano a cercare alti stati spirituali (come gli asceti occidentali)! Tutti loro diventano giocattoli e mezzi del diavolo.

E la parola di Dio e i santi Padri parlano per esperienza, che solo agli umili si dà la grazia. Perché solo loro senza danno per loro stessi possono avere doni benedetti, poiché si ritengono indegni di essi, e se ricevono qualcosa da Dio, allora ritengono che gli sono stati dati per un periodo di tempo in custodia, per i quali dovranno dare una risposta a Dio, perciò loro supplicavano Dio di toglierglieli questi doni.

L’importante è che – bisogna conoscere all’atto pratico la necessità e il valore dell’umiltà. Allora diventerà chiara la verità dei Padri orientali e non di quelli occidentali. Bisogna conoscere tramite l’esperienza, per esempio, l’affermazione di Isacco di Ninive, che “Chi piange per i propri peccati è più in alto di chi resuscita i morti con la parola.” Se l’uomo non capisce questo, allora non gli è possibile discutere con gli occidentali. Ciò diventerà una disputa, dove entrambe le parti stesse non sanno niente, ma utilizzano parole di estranei e colpiscono l’avversario non lì e non con quello, che serve.

Che il Signore ti difenda! Ti aspettiamo. Un saluto a N. G. e a tutti quelli che è possibile inviarlo. Ecco, anche l’ultima frase si può capire in modo diverso, e cosa dire sulle cose difficili …

Impara ad essere umile.

 

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L’uomo spirituale è quello che ha acquisito dentro di sé lo Spirito Santo, è diventato tempio dello Spirito Santo. Voi siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi (1 Corinzi 3; 16).

Come acquisire lo Spirito Santo, di questo parlano sia il Vangelo, sia, soprattutto nei dettagli, i santi Padri. Questo voi lo dovete sapere.

Dirò qualcosa sui segni dell’uomo spirituale, come lo descrivono i santi Padri. L’uomo spirituale si differenzia completamente dall’uomo d’anima o carnale, che in questo caso sono quasi la stessa cosa. Lui è l’uomo nuovo, mentre quello d’anima è quello antico. Cosa c’è di nuovo in lui? Tutto: la mente, il cuore, la volontà, tutto il suo essere, addirittura il corpo.

La mente dell’uomo nuovo (spirituale) è capace di comprendere eventi lontani, del passato e molto del futuro, comprendere l’essenza delle cose, e non solo le manifestazioni, vedere le anime delle persone, angeli e demoni, può comprendere molto del mondo spirituale (l’aldilà). Noi abbiamo il pensiero di Cristo (1 Corinzi 2; 16), dice lo spirituale apostolo Paolo.

Il cuore dell’uomo nuovo è capace di “sentire” tali sensazioni, sulle quali è stato detto brevemente: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo (carnale, dell’anima, antico).

Ho scritto “sentire”, ma non è corretto. Si può dire: percepire, assimilare. Queste percezioni … Ho scritto questa parola e mi sono fermato, perché ha una sfumatura soggettiva, quindi meglio dire: questa sensazione con il cuore talmente pieno di beatitudine, di una gioia indicibile, che tocca tutta l’anima dell’uomo, lo riempie di un grandissimo ringraziamento verso Dio come la fonte di queste sensazioni, con amore verso Lui e il desiderio di sopportare qualsiasi tormento e sofferenza per Lui, per ringraziarLo, per mostrarGli il proprio amore corrisposto, per non privarsi di questi doni.

Che cosa Ti renderò, Signore, per tutto quello che mi hai dato? In questo modo anche la volontà dell’uomo nuovo tende interamente all’amore e ringraziamento verso Dio, al desiderio di compiere in tutto solo la volontà di Dio, e non la propria.

Quindi, l’uomo, che ha acquisito dentro di sé lo Spirito Santo, si rinnova tutto, diventa diverso (che in russo si può tradurre con inym, da cui c’è la bellissima parola russa: inok, che significa monaco) sia nella mente, sia nel cuore e sia nella volontà.

Cambia anche il corpo dell’uomo spirituale, diventa parzialmente simile al corpo di Adamo prima della caduta, capace di sensazioni e azioni spirituali (camminare sull’acqua, capacità di restare a lungo senza cibo, attraversamento istantaneo di grandissime distanze e così via).

Lo stato spirituale dà all’uomo tali percezioni di beatitudine, che l’apostolo Paolo esclama: le sofferenze del momento presente non sono paragonabili a quella gloria futura, che rivelerà in noi (Romani 8; 18). Mentre il santo venerato Serafino di Sarov in accordo con gli antichi Padri diceva così: se l’uomo sapesse di questi stati di beatitudine, che già qui possono esserci, e ancor di più nella vita futura, allora si accorderebbe a vivere mille anni in una fossa, riempita di rettili, che rosicchiano il suo corpo, solo per ottenere queste sensazioni. Ecco un breve concetto dell’uomo spirituale, e conseguentemente, anche sulla spiritualità. Nel mistero del Battesimo e dell’Unzione, l’uomo si veste in Cristo e nello Spirito Santo, e dalla libera volontà dell’uomo dipende: con la vita secondo i comandamenti evangelici fermentare tutto sé stesso con il lievito del Regno di Dio, con il lievito dello Spirito Santo e diventare saldamente un Uomo Nuovo a immagine di Gesù Cristo o soffocare tutta la vita secondo l’uomo antico.

L’uomo psichico (ψυχικος) non accetta le cose dello Spirito di Dio; difatti per lui sono una follia (1 Corinzi 2; 14). Questo lo vediamo a ogni passo, poiché noi stessi, e chi ci sta intorno, non siamo uomini di spirito, ma d’anima, e ci troviamo ancora nell’antichità. Nel migliore dei casi abbiamo coscienza che siamo così, lottiamo, desideriamo essere spirituali, ma non facciamo abbastanza per raggiungere ciò. Noi possiamo anche apprezzare le persone spirituali, ma non possiamo comprenderle e capirle, e le riteniamo spirituali tramite un’opinione altrui, per lo più erroneamente. L’uomo carnale bisogna metterlo ancora più in basso di quello d’anima. Il termine uomo antico si può attribuire sia all’uomo d’anima, sia all’uomo carnale. Entrambi sono ancora antichi, non sono rinnovati. Ma l’uomo carnale è più grezzo di quello d’anima, più materialista, ha la fede debole o non crede proprio in Gesù Cristo, sulle cose spirituali non ha alcuna nozione (guarda la lettera ai Galati 5, 19 –21).

Le persone mondane (nuovo termine, cioè le persone d’anima e carnali) chiamano “spirituali” chi fa il servizio sacerdotale o fa una vita monastica, o addirittura chiunque, comincia un po’ a leggere i Salmi, andare in chiesa e leggere libri spirituali. Da quanto detto sopra, è evidente quanto ciò sia sbagliato. Allo stesso modo chiamano anche molti libri spirituali, anche se in essi soltanto si parla delle cose spirituali. Intanto i libri spirituali quasi non ci sono più. Solo le Sacre Scritture e le opere dei santi Padri sono spirituali. Con questi libri un po’ si può capire cosa significa “spirituale” veramente. Confronta gli scritti di Ignatiy (Bryancianinov) e qualche professore di teologia! Che netta differenza! Tu l’hai percepita bene.

Ecco altri testi, che confermano quanto detto: Queste sono persone d’anima che non hanno lo spirito (perché qui la parola “spirito” comincia con la lettera minuscola?) (Giuda 1; 19).

Non è questa la sapienza che viene dall’alto, ma è terrena, carnale, diabolica. (Giacomo 3; 15). Ovunque la parola “dell’anima” nel testo greco è espressa con la parola ψυχικος.

Con la parola ψυχηη (psiche) i greci indicano la parte più bassa dell’anima dell’uomo, in comune con gli animali. La parte più alta di solito la esprimono con la parola νος o νους, ovvero mente, ragione.

Nelle scritture dei santi Padri si parla molto della spiritualità, deificazione dell’uomo, sul fatto, che l’uomo diventi dio per grazia, ma si parla anche della condizione del corpo e dell’anima.

Ahimè! Le persone d’anima e carnali non hanno gusto per la lettura dei libri spirituali. E se leggono solo con la mente, allora restano freddi e affamati, non capiscono la forza di quanto scritto e smettono di leggere, rivolgendosi ai dottori della teologia, soprattutto quelli protestanti.

Non fare una conclusione dai miei scritti, come se io avessi compreso all’atto pratico la spiritualità dell’uomo. No. Ma a chi cerca il Signore, secondo la Sua veritiera parola, soprattutto all’inizio del percorso, fa provare un po’ i beni futuri, per incoraggiare una ricerca più lunga. Di questo ne parlano tutti.

Ma noi, dopo aver compreso qualcosa, come i cani, torniamo al nostro vomito (2 Pietro 2; 22) e perdiamo i beni celesti. Rimane, e solo ad alcuni, la tristezza per il paradiso perduto, ma atti e azioni per il suo ritorno non ce ne sono.

E’ un nuovo motivo per il pianto profondo sulla propria peccaminosità, sul tradire Dio con le azioni …

Sii sano. Che ti difenda il Signore da tentazioni carnali e dal diavolo.

 

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Abbiamo ricevuto le tue lettere. Rispondo brevemente su alcuni punti.

Da dove arriva una frase così selvaggia: “un uomo non può fare del bene solo con le proprie forze, non perché si trova nella caduta, ma per la sua stessa natura, datagli nella creazione.”

Un cristiano può esprimere questo pensiero solo se è in uno stato non normale. Allora che senso ha dare i comandamenti? Poiché il bene è compimento dei comandamenti di Dio. Come si può mettere come condizione per la salvezza l’osservazione dei comandamenti, se per la sua stessa natura l’uomo non può compierle?

Fino alla caduta l’uomo era libero nella scelta e nel fare il bene. Dopo la caduta nel peccato, l’uomo è diventato schiavo del peccato. Il venerabile Simeone il Nuovo Teologo dice, che l’uomo dopo la caduta ha perso la libertà di fare il bene, è rimasta solo la libertà di scegliere il bene, preferire il bene, desiderare di fare il bene. Per farlo, l’uomo deve rivolgersi con la preghiera a Dio, affinché Lui dia le forze di compiere il bene, che lui ha desiderato. Così dice anche il venerabile Isacco di Ninive.

L’insufficienza nell’osservazione dei comandamenti si compensa con la contrizione del cuore.

Oso dire che la contrizione del cuore, il pianto di cuore sulle violazioni dei comandamenti è più prezioso del loro compimento con la propria volontà. Poiché l’ultimo porta all’alta considerazione di sé e orgoglio, che distruggono così tutto il bene. Mentre la contrizione del cuore sostituisce (per misericordia di Dio) il compimento e tiene l’uomo nell’umiltà, senza la quale è inutile tutto ciò che facciamo, anzi è addirittura nocivo.

Chiedi, se è corretto il pensiero del vescovo Feofan, che “la grazia agisce solo sulla ragione e sul sentimento, la volontà dell’uomo rimane intoccabile.”

Il punto di vista generalmente accettato è che il Signore (ovvero la grazia) non forza la volontà dell’uomo. Il bene con costrizione non è bene. In questo senso il pensiero del vescovo Feofan sembra corretto. Ma, accettato il punto di vista che la grazia agisce sulla mente e sul sentimento – e questo succede veramente per la salvezza dell’uomo, per aiutarlo a trovare la verità e la salvezza – bisogna limitare il pensiero del vescovo Feofan. L’anima dell’uomo non consiste di parti separate indipendenti l’una dall’altra: mente, sentimento, volontà e così via, ma è un’essenza unica. La purificazione o l’illuminazione, tramite la grazia, della mente e del cuore agirà su tutta l’anima, conseguentemente, anche sulla volontà. La mente degli asceti, che vede chiaramente la verità e le conseguenze del peccato, il cuore, che tende a Dio, non aiuteranno forse la volontà a scegliere il percorso della salvezza, il percorso verso Dio e rinnegare il percorso che porta all’oscurità, al male, alla rovina? Significa, che c’è un’azione indiretta sulla volontà.

Di nuovo si può ripetere quanto detto sopra: se l’uomo vede il bene, con la volontà lo preferisce al male, vuole andare tramite il percorso della salvezza, allora deve chiedere aiuto a Dio per realizzare quel che desidera, e se non ha fatto qualcosa, allora coprirlo con cuore contrito. A proposito: noi usiamo le parole “contrizione del cuore”, “pianto di cuore”, ma, cosa sono e quali sono le loro azioni, noi lo sappiamo appena o lo sappiamo troppo poco. E così negli altri casi: usiamo le parole, ma non comprendiamo la loro forza.

Che il Signore ti illumini in tutto il bene!

 

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Riguardo alla santità della Chiesa. Prima di analizzare perché è santa, bisogna dare una definizione o un concetto sulla Chiesa. Cos’è la Chiesa? – La Chiesa è Il Corpo di Cristo (Efesi 5; 23; Colossesi 1; 24). Capo della Chiesa è Cristo (Efesi 5; 23; Colossesi 1; 18). Presso Dio non c’è passato o futuro, c’è solo il presente. Lui (Dio –Padre) ci ha scelti in Lui (in Cristo) prima della creazione del mondo, predestinandoci a essere per Lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, nel Quale, mediante il Suo Sangue, abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati, secondo la ricchezza della Sua grazia (Efesi 1; 4, 5, 7).

I credenti in Cristo tramite il Mistero del Battesimo entrano nella Chiesa come membri e nel Mistero della Comunione si uniscono nell’unico Corpo e nell’unico Spirito con il Signore. Se l’uomo consapevolmente non rinnega il Signore con parole o fatti, cerca di vivere secondo i comandamenti del Vangelo, si pente delle violazioni, allora non è potenzialmente, ma realmente santo, lui – è membro della Chiesa, membro del Corpo di Cristo.

Con peccati gravi e consapevoli, lui si allontana temporaneamente dalla Chiesa, con il pentimento (“secondo Battesimo”) può di nuovo unirsi con la Chiesa. Così il confessore legge la preghiera sul penitente: “Riconcilia e unisci con la Tua Santa Chiesa.” Se il peccatore non si pente, allora rimane fuori dalla Chiesa.

L’uomo è santo a immagine e somiglianza di Dio, santo perché, nel Mistero del Battesimo si veste di Cristo, straordinariamente santo, facendo la Comunione dei Santi Misteri del Corpo e del Sangue di Cristo

Se lui lotta contro il peccato e viene ferito, ma continua la lotta, si pente, chiede perdono e aiuto da Dio, allora lui è un santo soldato di Cristo, nella lotta contro il peccato acquisisce molti tesori spirituali, tali che lui non avrebbe potuto acquisire in un altro modo.

Come il corpo dell’uomo espelle da sé stesso un corpo estraneo attraverso un ascesso, così anche il Signore espelle gli estranei a Lui dalla Santa Chiesa, o, più precisamente, loro da soli si allontanano dalla Chiesa. Perciò la Chiesa è sempre Santa. Lei è il misterioso Corpo di Cristo. Lei è pilastro e affermazione della Verità. La mente ingannevole non può comprendere questo. Perciò è necessaria la fede. ”Credo nella Chiesa, Una, Santa, Cattolica e Apostolica” (ricordati del mitropolita Beniamino). Chi vuole sapere all’atto pratico i misteri del cristianesimo, deve usare tutte le forze nell’esercizio spirituale, e non cercare di capire tutto con la sola ragione. Ecco alcune considerazioni sul tema che avete accennato.

Non mi sorprendo, che i professori bulgari (come molti dei nostri, se non tutti) si alimentino di opere protestanti e addirittura accettino le loro opinioni. Il protestantesimo è intelletto, cognizioni esteriori, mentre l’ortodossia è – vita misteriosa in Cristo. Ma le persone sono diventate morte dentro. E’ più facile ragionare, che faticare, lottare contro l’uomo antico, pregare e così via. ”Il Cristianesimo impercettibilmente si allontana dalle persone, resta la sola ipocrisia.” Queste parole del vescovo Tichon di Zadonsk, sono citate dal vescovo Ignatiy (Bryancianinov).

Che ti protegga il Signore!

 

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Auguri per il tuo onomastico e per il tuo compleanno. Non mi sono sentito bene negli ultimi tempi e non sono riuscito in alcun modo a mettermi a scrivere.

Hai compiuto 25 anni. Tu ormai sei un uomo adulto. In gioventù tutti fanno un grande errore, rinviando al futuro, ciò che si sarebbe dovuto fare ora con il pieno delle forze.

E come risultato il tempo passa, l’uomo invecchia, le condizioni possono cambiare in peggio, spesso cambia la salute – e l’uomo non farà ciò che avrebbe dovuto fare, a cosa lo chiamava il Signore, che era chiaro sia alla mente sia al cuore. Rimane una sola cosa – dispiacersi per l’infruttuoso passato e portare il pentimento.

Sorgono dei pensieri: se si potesse di nuovo cominciare a vivere, allora io non avrei più fatto molti errori. Questo non è affatto vero. Come nel seme della mela è racchiuso tutto il melo in potenza, e non la tremula, così in ogni individualità c’è qualcosa di immutabile nella sua essenza. Ma si può e si deve cambiare la parte esterna, empirica ed antica, in quella nuova secondo i comandamenti del Vangelo.

Perciò si può dedurre la regola comune: a ogni età, in ogni condizione, in ogni attività bisogna agire secondo il Vangelo. Allora non ci saranno errori, non ci sarà un tardivo rimpianto e rimorso. Dal compimento dei comandamenti del Vangelo, la personalità dell’uomo, la sua immagine di Dio, la sua noumenica essenza crescerà, avrà consapevolezza di sé come immagine di Dio, si contrapporrà al mondo esterno, diventerà più alta del mondo. L’uomo stabilirà un reale, pienamente consapevole e percepibile legame con Dio e talmente forte, che nessuna tempesta, né vento di questo mondo lo faranno vacillare.

La conclusione di queste tante parole: da oggi comincia attentamente a controllare te stesso, non violare, possibilmente, neanche il più piccolo dei comandamenti evangelici: con la lingua, con la vista, con l’udito, con il tatto e così via. Chi sarà fedele nel piccolo otterrà il potere sulle cose grandi. E non accusare nessuno. Stai attento alla vanità, come al serpente più velenoso, che può uccidere e distruggere tutto quello che è spirituale, che tu hai acquisito.

Eccoti il mio testamento per il tuo 25° compleanno per il resto della tua vita. Come sarà all’apparenza, sarà per volontà di Dio, ma bisogna sempre essere con Dio sia con l’attività, sia con i pensieri, sia con il cuore. Allora tutto andrà bene. Tu vedi, come in maniera evidente cambia letteralmente, con il passare dei giorni, tutto ciò che è mondano. La cosa più solida – la scienza – oggi rinnega quella di ieri. L’arte è diventata corrotta, serve le passioni. Non si può fare affidamento sulle persone. Solo in Dio la solidità, la ragione, la pace, la gioia e la roccia incrollabile contro il mare della vita.

Come vorrei che tu prendessi queste parole non solo con l’udito, ma anche con tutta la vita. Questo ti darebbe la salvezza, la libertà dalle persone, dalle circostanze e la vita pacifica nel mezzo delle tempeste del mare della vita. Te lo dico con tutto il cuore e con tutte le mie forze. Ti consiglio di pensare e agire. Questo è stato comandato dallo Stesso Signore Gesù Cristo! Io te lo ricordo soltanto. Se crediamo nell’esistenza di Dio e nel Figlio di Dio, allora dobbiamo credere anche alle Sue parole, come a una legge immutabile, osservazione della quale dà sia il benessere mondano, sia la salvezza. Amen. 



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